L’intelligenza artificiale potrebbe cancellare metà dei lavori impiegatizi nel prossimo futuro. A lanciare l’allarme sono figure di primo piano del mondo industriale e tecnologico, come Jim Farley, CEO di Ford, e Dario Amodei, cofondatore di Anthropic. I due, in recenti dichiarazioni, hanno sostenuto che la diffusione accelerata di modelli linguistici avanzati, come quelli usati per redigere email, analizzare dati o gestire relazioni con i clienti, rischia di rendere obsolete vaste fasce di occupazione nei settori amministrativo, contabile, legale e commerciale.
Secondo Farley, le aziende stanno già testando l’impiego di AI per sostituire interi dipartimenti, migliorando efficienza e tagliando i costi. Amodei ha aggiunto che, se non gestito con attenzione, questo processo potrebbe causare disoccupazione diffusa, soprattutto tra coloro che svolgono compiti ripetitivi o altamente strutturati. I white-collar worker – cioè gli impiegati d’ufficio – rappresentano uno dei segmenti più vulnerabili alla disruption automatica.
L’avvertimento non è nuovo, ma acquista maggior peso vista la velocità con cui l’AI si sta integrando nei flussi produttivi. I sindacati e alcuni governi stanno già discutendo misure correttive, come la formazione professionale continua, l’adozione di AI “assistiva” e meccanismi di redistribuzione economica. Ma la pressione cresce: senza una strategia globale, milioni di posti di lavoro potrebbero scomparire o mutare radicalmente nel giro di pochi anni.
Fonte: news.com.au
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