Nel Regno Unito, il deputato laburista Mark Sewards ha suscitato un acceso dibattito lanciando un chatbot AI progettato per simulare la propria personalità e rispondere ai messaggi dei cittadini. Presentato come un esperimento per migliorare l’efficienza e fornire risposte rapide alle richieste degli elettori, lo strumento è stato accolto con un mix di curiosità e critiche.
Molti elettori e commentatori politici temono che questa forma di automazione possa ridurre la qualità dell’interazione democratica, sostituendo il contatto umano con un facsimile digitale. Alcuni esperti di etica tecnologica sottolineano il rischio di manipolazioni, disinformazione o errori di interpretazione nelle risposte generate dall’AI, che potrebbero influenzare il dibattito pubblico.
Il caso Sewards si inserisce in un contesto internazionale in cui l’uso dell’AI in politica è ancora scarsamente regolamentato. Paesi come gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno valutando linee guida per impedire che chatbot e sistemi generativi vengano usati per propaganda o manipolazione di massa. Per ora, il progetto del deputato resta attivo, ma la polemica potrebbe accelerare l’adozione di nuove norme.
Fonte: The Washington Post
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