C’era un tempo in cui i pugni rompevano le montagne e gli occhi urlavano dolore molto prima delle parole. Quel tempo si chiamava anni Ottanta, e in quel tempo c’era Tetsuo Hara, il fumettista che trasformò la muscolatura esplosiva e la tragicità epica in un mito del manga mondiale. Il suo capolavoro, Hokuto no Ken, da noi noto come Ken il Guerriero, non fu solo un manga, ma fu un’epopea mistica in un mondo postatomico, dove l’umanità si aggrappava a ideali spezzati come le statue in rovina che punteggiavano il deserto.
Chiunque abbia sfogliato quelle tavole ha sentito l’impatto del tratto deciso di Hokuto no Ken, denso di ombre e tensione. Tetsuo Hara non disegnava solo muscoli, costruiva miti. Ogni linea era una cicatrice. Ogni vignetta, una parabola sul destino. Oggi, a distanza di decenni, mi sono chiesto… e se il maestro Hara avesse raccontato il Far West? Se avesse disegnato un eroe solitario con la stessa aura marziale di Kenshiro, ma vestito di polvere e silenzi, in una frontiera spazzata dal vento? Un uomo con la faccia nel vento, il ferro nel braccio, che si guarda intorno con gli occhi di ghiaccio e non sente dolore con lo sguardo nel sole... Se stai sorridendo, hai riconosciuto la citazione… e molto probabilmente sei cresciuto negli anni ’80.
Che succederebbe se la via di Hokuto incrociasse il sentiero del west?
È da questa domanda visionaria che nasce il nostro esperimento creativo, utilizzare Midjourney, l’intelligenza artificiale per la generazione di immagini, per evocare un western immaginario nello stile grafico di Tetsuo Hara.
Per farlo, partiremo dalla funzione “moodboard”, costruendo una raccolta visiva coerente con le pose ieratiche e teatrali tipiche di Ken, lo studio delle ombre e del chiaroscuro anni ’80 e dei volti spigolosi esaltati dalla china potente del maestro Hara.
In Midjourney troverete la sezione Moodboard a sinistra.

Come potete vedere il software vi inviterà caldamente a creare la vostra prima moodboard. Quando si inizia un progetto visivo, soprattutto in fascia medio-alta, non si parte mai da zero. C’è sempre un’intuizione, un ricordo, un’estetica che vogliamo evocare. È qui che entra in gioco la moodboard.
Cos’è una moodboard?
Una moodboard è, in sostanza, una raccolta di immagini e suggestioni visive che servono a definire il tono, lo stile e l’atmosfera di ciò che vogliamo creare. È un po’ come aprire il cassetto dei sogni visivi e mettere tutto sul tavolo, una scena da un vecchio manga, il poster consumato di un film anni ’80, la foto di una città fantasma nel deserto, lo sguardo tagliente di un eroe tragico. Nella professione della progettazione grafica serve per mettere in ordine le intuizioni che ci balenano alla mente e soprattutto riordinare le solite poche, ma ben confuse, idee dei nostri clienti.
Seguendo questo ragionamento, immaginare un western disegnato nello stile di Tetsuo Hara, significa mescolare due mondi iconici, da un lato i corpi scolpiti, i chiaroscuri drammatici e gli sguardi tristi di Ken il Guerriero, dall’altro l’estetica polverosa, silenziosa e malinconica dei film western. Ho deciso di concentrare la mia moodboard al solo stile di disegno del manga. La scelta delle immagini deve essere strategica, tavole di fumetto con troppi personaggi, senza rappresentazioni full body e con prospettive troppo strane e deformate potrebbero confondere Midjourney. Qui sotto potete vedere uno stralcio della mia selezione. Impegnatevi per raccogliere almeno 20 immagini.

Immagini tratte da “Hokuto no Ken” (Ken il Guerriero) – © Buronson & Tetsuo Hara / Coamix / Shueisha / Toei Animation. Tutti i diritti riservati.
A voler essere pignoli, dovrei specificare che lo stile di Tetsuo Hara non è rimasto sempre lo stesso, ebbene si è evoluto nel tempo, affinandosi volume dopo volume. Basta confrontare le tavole dei primi capitoli di Hokuto no Ken con quelle degli ultimi per notare un’evidente maturazione tecnica e stilistica.
Il tratto diventa più deciso, i volti più espressivi, la regia visiva più cinematografica. Le immagini che ho scelto per la mia moodboard, in effetti, si riferiscono per lo più alla fase già matura della carriera di Hara, quando il suo segno aveva raggiunto una piena consapevolezza estetica.
Mi fermo qui, lo giuro, anche se la tentazione di scrivere una recensione approfondita dell’intera opera è fortissima.
Ma non è questo lo scopo dell’articolo. Proseguiamo con il nostro esperimento visivo…
Reinforcement learning
Quando si lavora con Midjourney o altre AI generative, spesso si ha l’impressione che basti scrivere qualche parola magica (un prompt) per ottenere il risultato perfetto. Ma non è così semplice. Dietro ogni immagine ben riuscita c’è un dialogo continuo tra l’umano e l’algoritmo. E in questo dialogo, la moodboard gioca un ruolo fondamentale.
Pensiamo alla moodboard come a una palestra visiva in cui l’intelligenza artificiale impara, o meglio, rafforza, la sua capacità di cogliere uno stile specifico, proprio come accade con i modelli linguistici come ChatGPT. Nel caso dei GPT, l’addestramento avviene con enormi quantità di testo. Ma poi c’è un secondo livello, chiamato reinforcement learning (apprendimento per rinforzo), dove il modello viene guidato su come comportarsi in base a preferenze umane. Gli diciamo, in pratica: questo è un buon esempio, questo no. Così affina il proprio comportamento.
Con Midjourney accade qualcosa di simile, ma in ambito visivo. Quando tu prepari una moodboard e poi costruisci i tuoi prompt sulla base di essa, stai dicendo all’IA: Questo è il tipo di atmosfera che voglio. Queste sono le forme, i volti, le luci, le pose. Ignora tutto il resto. In altre parole stai “rinforzando” l’immaginario che vuoi ottenere. Non stai addestrando l’IA da zero, ma stai orientando il suo output, esattamente come si fa quando si educa un GPT a rispondere in un certo stile o tono. Stiamo addestrando il pensiero dell’IA a parlare la nostra lingua visiva.
Prompt Engineering
Entriamo ora nella fase più ingegneristica del progetto, definire una strategia efficace per la scrittura dei prompt.
Dopo alcune riflessioni, ho scelto deliberatamente di evitare qualsiasi riferimento diretto a Tetsuo Hara nei prompt, anche se l’intero stile dell’esperimento si ispira alla sua opera.
Perché questa scelta?
Perché voglio che Midjourney si affidi principalmente alla moodboard visiva come guida stilistica. È lì che risiede l’anima del progetto. Inserire il nome di Hara nel prompt potrebbe innescare nel modello una risposta basata sulle associazioni statistiche apprese durante l’addestramento e non sempre quelle associazioni restituiscono fedelmente il segno grafico del maestro.
È importante ricordare che Midjourney conosce benissimo Kenshiro, le sue pose iconiche, le ambientazioni postatomiche e probabilmente tutte le sue tavole. Tuttavia, quei riferimenti sono mediatizzati, raccolti da fonti di varia attendibilità e distribuiti in modo eterogeneo. In pratica troppa memoria, poca precisione. Questo rischio, che potremmo definire “rumore di dati” (noise), potrebbe deviare il modello dalla nostra intenzione visiva autentica, portandolo verso un’estetica troppo generica o, peggio, già vista.
Ecco perché la moodboard, curata con attenzione e coerenza, diventa il nostro vero prompt visivo.
Un messaggio non verbale che Midjourney può “leggere” con sorprendente efficacia, se lasciato libero da vincoli linguistici troppo forti. Siamo pronti, dunque, a procedere nella sperimentazione.
Abbiamo la visione, abbiamo il metodo. Ora lasciamo che siano le stelle di Hoku… di Midjourney… a guidarci.
A man in a dramatic close-up pose pointing a revolver directly at the viewer,
intense gaze, head slightly tilted, wearing a cowboy hat and leather jacket,
windswept hair, hand in foreground, deep perspective foreshortening
Direi che siamo sulla strada giusta, cambiamo il soggetto, in tutti i classici western non può mancare il nativo americano…
A muscular man standing in an open field with teepees in the background,
facing forward with a calm and stoic expression, chest exposed, long braided hair,
wearing tribal jewelry and accessories, holding a spear behind his back,
wide-angle perspective with cloudy sky
Procediamo con una posa dinamica, giusto per alzare il livello di difficoltà!
A powerful action scene of a muscular man riding a galloping horse,
jumping forward at full speed, man leaning aggressively with clenched fist,
hair blown back by the wind, dramatic angle from below, horse’s face close to the viewer,
dust and energy flying around, open sky with clouds in the background,
stadium or arena visible behind
In questa immagine esplosiva, la dinamica del movimento è catturata con una potenza visiva quasi cinematografica. Il cavaliere si proietta in avanti, sospeso nell’istante perfetto tra slancio e impatto, con il busto inclinato e il pugno serrato che suggerisce tensione, volontà, azione imminente. Il cavallo, colto nel pieno della falcata, trasmette un’energia fisica palpabile, ogni muscolo è teso, definito, vivo, come se il disegno stesso vibrasse sotto il peso della corsa. Fantastico!
Una galassia visiva da esplorare (con coscienza)
Le moodboard in Midjourney non sono semplici raccolte d’immagini, sono strumenti potentissimi per orientare l’immaginazione dell’IA, per tradurre suggestioni in forma, atmosfera in composizione.
Usarle bene significa creare ponti tra ciò che vediamo nella mente e ciò che l’algoritmo può restituirci.
Se siete amatori, giocateci, sperimentate, sorprendetevi e lasciate che ogni combinazione vi apra mondi inattesi.
Se siete professionisti dell’immagine, invece, trattatele con la stessa cura con cui costruireste una reference board per un progetto editoriale, coerenza, consapevolezza e attenzione ai dettagli faranno la differenza tra un buon risultato e un’opera davvero memorabile. Infine, un’avvertenza doverosa, il copyright in ambito di AI generativa è ancora oggi una zona grigia. Le immagini prodotte con strumenti come Midjourney non sempre hanno un chiaro regime di proprietà intellettuale, e l’uso di riferimenti visivi riconoscibili (come opere originali protette) solleva questioni etiche e legali ancora in evoluzione. Perciò create con entusiasmo, ma anche con coscienza.
Che la vostra ispirazione sia libera come il vento del deserto, ma precisa come il tratto di un maestro.
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Nerd per passione e per professione da oltre 30 anni, lavoro nel mondo dell’innovazione tecnologica come CTO e consulente, progettando ecosistemi software complessi e scalabili. Parallelamente mi dedico alla formazione informatica, condividendo esperienze e buone pratiche maturate sul campo.
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