Il New York Times ha avviato un’azione legale contro Perplexity AI, startup californiana attiva nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale generativa, accusandola di violazione massiccia del copyright. La causa, depositata presso un tribunale federale, sostiene che Perplexity abbia utilizzato milioni di articoli del NYT per addestrare i propri modelli linguistici, senza alcuna autorizzazione, compenso o attribuzione. Il Times considera questa pratica una “minaccia esistenziale” al giornalismo di qualità, che vive della proprietà intellettuale.
Perplexity, fondata nel 2022, si propone come motore di ricerca AI alternativo a Google, capace di rispondere con testi generati in linguaggio naturale. Tuttavia, secondo il NYT, tali risposte contengono ampie porzioni testuali copiate integralmente dai suoi articoli. Il caso segue la linea di un’azione simile già intentata dal quotidiano contro OpenAI e Microsoft, accusati di comportamenti analoghi.
Questa disputa solleva interrogativi cruciali sul rapporto tra media tradizionali e AI: è legittimo usare contenuti giornalistici pubblicamente accessibili per addestrare modelli generativi? O è necessario un compenso per gli editori?
Il verdetto potrebbe creare un precedente legale per molte altre testate e aziende AI. L’esito non solo determinerà il futuro delle relazioni tra editoria e intelligenza artificiale, ma potrebbe influenzare anche la sostenibilità economica del giornalismo professionale nell’era dell’AI generativa.
🔗 Fonte: The Verge
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