Da oggi in Europa i chatbot devono dichiarare di essere AI: al via le regole di trasparenza dell’AI Act

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Da oggi in Europa i chatbot devono dichiarare di essere AI: al via le regole di trasparenza dell’AI Act

Dal 2 agosto 2026 sono entrate in vigore in tutta l’Unione Europea le nuove regole di trasparenza previste dall’articolo 50 dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Da questa data, la Commissione Europea, attraverso il suo AI Office e in collaborazione con le autorità nazionali, ha anche il potere di farle rispettare.

Le nuove disposizioni riguardano tre ambiti distinti. Il primo è quello dei chatbot e degli altri sistemi di intelligenza artificiale conversazionale: chi li utilizza deve essere informato, in modo chiaro e accessibile, che sta interagendo con una macchina e non con una persona. L’informazione deve essere fornita al più tardi al momento del primo contatto.

Il secondo ambito riguarda i contenuti sintetici: testi, immagini, audio o video generati o modificati dall’intelligenza artificiale dovranno poter essere riconosciuti come tali attraverso marcature leggibili da una macchina, così da facilitarne l’individuazione anche su larga scala.

Il terzo riguarda i deepfake in senso stretto: immagini, video o audio manipolati per rappresentare in modo falsamente realistico persone, oggetti o eventi dovranno essere etichettati come tali, indipendentemente dal fatto che vengano pubblicati o meno.

Le sanzioni per le violazioni possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato globale annuo dell’azienda, a seconda di quale valore sia più alto. È prevista comunque una deroga fino a dicembre 2026 per l’obbligo di marcatura leggibile da macchina applicato ai sistemi generativi già immessi sul mercato prima del 2 agosto.

Si tratta di un passaggio distinto rispetto agli obblighi sui sistemi ad “alto rischio”, che seguono un calendario separato e più articolato. Le regole di trasparenza, al contrario, si applicano in modo trasversale a chatbot, generatori di immagini e strumenti di sintesi vocale già ampiamente diffusi tra i consumatori, rendendo il loro impatto immediato e visibile nella vita quotidiana di milioni di utenti europei.

In sintesi: da questa settimana, in Europa, ogni chatbot deve dichiararsi tale e ogni contenuto sintetico o deepfake deve poter essere riconosciuto come generato dall’intelligenza artificiale, pena sanzioni fino al 3% del fatturato globale.

Fonte: Commissione Europea

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