Verity Harding, ex responsabile delle politiche pubbliche globali di Google DeepMind, mette in guardia contro la narrazione dell’intelligenza artificiale come “corsa agli armamenti”. Secondo Harding, descrivere lo sviluppo dell’AI come uno scontro inevitabile tra superpotenze rischia di trasformare la competizione tecnologica in una profezia autoavverante.
Il riferimento è soprattutto al confronto tra Stati Uniti e Cina, sempre più centrale nel dibattito su semiconduttori, modelli avanzati e sicurezza nazionale. Harding sostiene però che questa impostazione possa indebolire la cooperazione internazionale, escludere i Paesi più piccoli e rendere più difficile costruire regole condivise.
La proposta è spostare il discorso su un terreno multilaterale, coinvolgendo anche potenze intermedie come Regno Unito, Canada, Giappone e India. In questa visione, la governance dell’AI non dovrebbe essere guidata soltanto dalla logica del vantaggio strategico, ma anche dalla sicurezza, dalla trasparenza e dalla distribuzione dei benefici.
Il messaggio è chiaro: se l’AI viene trattata solo come uno strumento geopolitico, il rischio è ridurre gli incentivi alla collaborazione proprio nel momento in cui servirebbero standard comuni.
Fonte: WIRED.

Esperienza trasversale nella formazione, comunicazione visiva e progetti educativi. Oggi ricopre il ruolo di coordinatrice di progetti formativi, contribuendo sia alla gestione organizzativa dei corsi che alla gestione delle comunicazioni interne ed esterne.














