Un hacker cinese ha usato DeepSeek per automatizzare attacchi contro oltre 460 sistemi

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Un hacker cinese ha usato DeepSeek per automatizzare attacchi contro oltre 460 sistemi

I ricercatori di Unit 42, la divisione di threat intelligence di Palo Alto Networks, hanno documentato il caso di un aggressore di lingua cinese che ha collegato il modello DeepSeek al framework open source Hermes Agent per condurre attacchi informatici in modo largamente autonomo, colpendo oltre 460 sistemi esposti su internet.

Secondo il report, pubblicato all’inizio di agosto 2026, l’operatore — identificato attraverso gli pseudonimi “knaithe” e “KnYuan” e con base a Zhuhai, in Cina — ha utilizzato DeepSeek come motore di “ragionamento” principale di Hermes Agent, impartendo le istruzioni operative tramite Telegram. Una volta ricevuto l’input iniziale, l’agente individuava autonomamente i sistemi vulnerabili raggiungibili da internet, selezionava exploit pubblici adatti e ne eseguiva l’attacco senza ulteriore intervento umano diretto.

La scoperta è avvenuta in modo quasi casuale: Hermes Agent ha creato inavvertitamente un server web a partire dalla directory personale dell’aggressore, esponendo pubblicamente l’intero ambiente operativo, comprese chiavi API, script di exploit, elenchi di bersagli, cronologia della shell e i log delle interazioni con il modello AI. Questo errore di configurazione ha permesso ai ricercatori di ricostruire nel dettaglio il funzionamento della campagna.

Un aspetto interessante emerso dall’indagine riguarda la sperimentazione più ampia condotta dall’aggressore: oltre a DeepSeek, l’operatore ha testato diversi altri modelli linguistici, tra cui Qwen, GLM, Kimi e MiniMax, insieme a prove limitate di strumenti occidentali come Claude Code e Codex di OpenAI. Un’indicazione, secondo Unit 42, di una valutazione sistematica del mercato dell’AI alla ricerca degli strumenti più efficaci per finalità offensive.

Il caso si inserisce in una tendenza più ampia che gli analisti di sicurezza osservano da tempo: il passaggio da un uso dell’AI come semplice supporto nella scrittura di codice malevolo a un utilizzo come vera e propria “mente” operativa in grado di pianificare ed eseguire intere catene di attacco con supervisione umana minima.

In sintesi: un attaccante cinese ha automatizzato attacchi informatici contro oltre 460 sistemi collegando DeepSeek a un framework agentico open source, un caso che mostra concretamente come l’AI possa già oggi condurre intrusioni con scarso intervento umano.

Fonte: Unit 42 (Palo Alto Networks)

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